Home

Introduzione
Fotografie
Ricorrenze/feste
Cenni Storici
Tradizioni
Il Tricolore
News/Sport
Contattacci
Siti Utily

I nostri Emigranti
Storie Emigranti

Comuni di Cosenza




Comprami


Comprami

V  English Version


Storia di Aiello Calabro

I segni della storia in questo piccolo paese di Calabria sono ben visibili. Le origini (sebbene alcuni hanno sostenuto fosse la mitica Tilesio, città greca) risalgono ai Romani (il nome Agellus, piccolo campo, da cui deriva il nome attuale ne è una chiara testimonianza). Posto in un luogo strategico, per il controllo delle vie di comunicazione (una deviazione della via consolare Annia passava proprio da qui), Aiello è stato nel corso dei secoli al centro di aspre lotte di potere. I Saraceni del vicino Emirato di Amantea, come racconta la leggenda, nel tentativo di farlo capitolare “per fame”, furono persuasi a desistere dal genio degli aiellesi che per dimostrare di avere scorte a sufficienza, dalle mura del castello lanciarono delle pizze di formaggio ottenute dal latte delle loro donne. I normanni, nel 1065, guidati da Roberto il Guiscardo lo assediarono per quattro mesi, prima di ottenerne la resa. L'importanza di questo lembo di terra “…grossa, nobile, et civile” è dimostrata nel corso delle alterne vicende storiche. Con gli Aragonesi, il feudo aiellese, dai Sersale fu assegnato al viceré di Calabria e conte di Ajello, Francesco Siscar. Tale periodo per Aiello è molto florido e si registra una notevole espansione demografica, sociale ed economica che continua con il Viceregno spagnolo in cui cresce l'agricoltura e la produzione della seta. Nel 1566 il Feudo aiellese viene acquistato per 38 mila ducati dal principe di Massa, Alberico Cybo Malaspina. Con questa famiglia di origini liguri toscane, che mantenne la proprietà del feudo sino all'eversione della feudalità, lo “Stato di Aiello” passa da contea a marchesato e poi a ducato nel 1605. A questo periodo si devono alcune delle più pregevoli testimonianze architettoniche artistiche e storiche del Borgo antico: il palazzo Cybo e la omonima cappella gentilizia. Ma anche il castello, “una delle prime fortezze del regno”, come ebbe a definirlo Leandro Alberti nel 1525-6, che fu scelta come dimora dal cavaliere Francesco Cybo, dove organizzò una ricca biblioteca con opere rarissime. Nel decennio francese la cittadina passa nella giurisdizione del cantone di Belmonte, quindi nel governo di Rogliano, sino al 1811, anno in cui diventa capoluogo di Circondario (comprendente Terrati, Serra, Lago, Laghitello, Pietramala e Savuto). Dopo vi fu: la Restaurazione borbonica, poi Garibaldi che unì l'Italia, il Brigantaggio, e il terremoto del 1905 che distrusse buona parte dell'abitato. Nel 1864 prese il nome di Aiello di Calabria che mutò poi nel 1928 in Aiello Calabro, incorporando Cleto e Serra, i quali divennero comuni autonomi il primo nel 1934, il secondo nel 1937.

Personaggi famosi

Tra i figli illustri di questo paese vi sono, tra gli altri, navigatori come Angelo Manetti (partecipa alle spedizioni di Vasco Da Gama e Cristoforo Colombo), poeti (Francesco della Valle, fine 1500, inizi 1600), scultori (Pietro Barbalonga, fine 1500, inizi 1600), pittori (Raffaele Aloisio, 1800), letterati (Costantino Arlia, 1829-1915) ), notai di fama nazionale (Giovanni Solimena, 1869-1944), ecc.

  • Tatiana Lepore, attrice italo-tedesca figlia di genitori della Contrada Cannavali.


STORIA DI AIELLO - "TRA NORMANNI E SVEVI"

i Greci ed i Romani abitarono certamente il sito; i Saraceni probabilmente vi si spinsero, ed i Bizantini li combatterono. Ma si dovrà attendere l'arrivo dei Normanni (1059-1193) per trovare la prima documentazione.
Nella "Cronaca" del Malaterra è riportato che nel 1065 Roberto il Guiscardo, che aveva conquistato, assieme al fratello Ruggero, il Sud dell'Italia e la Sicilia, dovette assediare per quattro mesi il castello di Ajello, perdendovi anche Roger, figlio di Scolland, ed il nipote Gilbert, che fece seppellire a S.Eufemia, sino a che gli Ajellesi non determinarono di addivenire alla pace.
Ancora un documento normanno del 1070 ci conferma l'esistenza della strada che portava, ad est, per Lacum e Grimaldo, a congiungersi con la consolare romana, e ad ovest alla foce del fiume Olivo, passando per la città. Vi è riportato anche l'attaccamento che il duca Roberto aveva per Ajello e per la succedanea Terrati, dove si recava a pregare, e dove diede istruzioni, terreni, e finanziamenti per la ricostruzione della chiesa di S. Filippo.Chiesa che poi, dopo l'aggregazione della diocesi a quella di Tropea, operata dal conte Ruggero nel 1094, venne donata nel 1098, come rendite, al Monastero di S. Angelo in Mileto, pur' esso edificato da Ruggero. E queste donazioni, assieme a quelle dei frutti di altre chiese in territorio dei casali di Ajello - i cui nomi, però, danno adito a qualche dubbio: S. lppolito dì ValIigrata, S. Lorenzo di Promentiis, S. Maria di Ponticella de Luthio (?Liberti interpreta in Lacho) - vengono confermate anche successivamente (1151 e 1411, con una rendita di 3 once). E' certo, in ogni caso, che Ajello fu al centro dei provvedimenti adottati dai Normanni a favore delle istituzioni religiose, con la conseguenza di riunire e vivificare la vita sociale ed economica e di rompere l'isolamento del popolo calabrese, peraltro già costretto a rifugiarsi in località inaccessibili per sfuggire alle razzie dei Saraceni. E' in questo periodo che la città supera il suo ruolo di nodo strategico per divenire un centro di grande importanza nello sviluppo socialeIl grande progresso in questa direzione si ha però con gli Svevi. La stirpe, di origine tedesca, degli Hohenstaufen, ed in primo luogo la figura carismatica del geniale imperatore Federico lì (1194-1250) hanno lasciato il segno, nel loro dominio sul Sud durato oltre settant'anni. Ci si incammina finalmente verso il concetto moderno di stato laico, caratterizzato dalla libertà e dalla cultura. Grazie alle Costituzioni federiciane, i Comuni assumono rilevanza e molti strati sociali prima negletti cominciano a conoscere un certo benessere. Non stupisce, quindi, che Ajello si sia schierata con gli Svevi, subendo, alla loro caduta, le feroci ritorsioni degli Angiomi (1266-1442). I documenti ci ricordano che nel 1221 era conte, e castellano di Ajello, oltre che di Rende, Riccardo, fratello dell'arcivescovo di Salerno.

 

Web site and all contents © Copyright aiellocalabro.org 2007, All rights reserved.